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La fagiolata del Castellazzo di Ivrea

Carnevale. Il pensiero di questa festa mi ha sempre reso abbastanza nervosa, perché sotto sotto non l’ho mai amata, nemmeno da bambina. Credo di essermi vestita, di tutto punto, una sola volta, per una festa a scuola. E sapete con quale costume? Quello di Zorro!! ;) Adoravo Zorro, le storie di banditi, pirati, tutto ciò che aveva a che fare con gli intrighi, le cavalcate e quant’altro. Assolutamente nulla legato alle damine, alle bambole e ai giochi da ‘femmina’. Tanto per capirci la mia mamma ha donato fior fiore di bambolotti ancora nel cellophan o nelle scatole di cartone, intonse. Non mi piacevano! Per me era bello tutto ciò che si costruiva, che mi faceva giocare come i maschi. La mia macchinina rosso Ferrari a pedali. Quella sì che era una cosa strepitosa edi cui andare fiera. Credo di non aver mai posseduto una Barbie in tutta la mia vita di fanciulla. E tanto per capirci andavo alla ricerca delle lucertole in giardino per fare contenta mammina (che ovviamente era terrorizzata da tutto ciò che era collegabile anche lontanamente ad un serpente!! ) :D
Ritornando al Carnevale, abbiamo pensato con Lucia Galasso, la mia cara @Alcheringia, di creare qualcosa di interessante, istruttivo e ludico da leggere, da lasciare a voi che ci seguite con interesse da qualche tempo. Ci è parso un buon argomento sul quale scrivere due post collegati: Lucia si è occupata della parte bibliografica e storica, legata alla tradizione/religione e alle radici antropologiche del tema ‘Carnevale’. Perché molto spesso, a volte troppo, diamo per scontate certe cose: il perché ci si comporta così, perché si mangia quel determinato piatto. Quasi sempre il motivo è religioso o in ogni caso ha una derivazione religiosa alla base.
La novità rispetto ai precedenti post , sta nel voler coinvolgere nel nostro progetto l’amica Barbara Voarino, che fa anche l’illustratrice … ma non solo quello!! E la prossima settimana un’altra sorpresa… ;)

Fra l’Epifania e l’inizio della Quaresima, prima quindi di un periodo di penitenza e digiuno di 40 giorni ecco sorgere il Carnevale. Sull’origine e il significato della parola sono varie e contrastanti le ipotesi. Secondo l’interpretazione più corrente deriverebbe dal latino carni levamen, che significa “sollievo per la carne” e dunque libertà temporanea concessa agli istinti più elementari. Vi è anche chi ha un’altra teoria, ovvero che il termine derivi da carnes levare, cioè “togliere le carni”, o da carni vale!, “carne addio!”, perché una volta, in questo periodo, si esaurivano in orge gastronomiche le ultime scorte di carne prima della primavera.
Il Carnevale è la reinterpretazione cristiana di una festa di passaggio da un anno all’altro, che si ritrova in varie tradizioni orientali e occidentali, dai Saturnalia romani alle bacchiche Antestrie greche sino alle feste che precedevano l’equinozio primaverile a Babilonia. E’ interessante notare come, analizzando l’antico Carnevale babilonese, si riscontri l’archetipo del carro tanto presente nei nostri carnevali regionali. Infatti nelle settimane che precedevano l’
Equinozio di primavera (capodanno per quei popoli) di trasportava il simulacro del dio Luna o del dio Sole dal santuario di Barsippa a quello di Babilonia a bordo di un cosiddetto “carro navale”, che era una nave munita di ruote. Questa processione stava a simboleggiare il rinnovamento dell’anno, mentre il viaggio del carro alludeva al periodo di passaggio, di transizione e di caos festeggiato con una serie di comportamenti orgiastici, di finte battaglie, allegorie dello scontro fra forze positive e negative del cosmo, e di maschere che altro non erano se non le immagini dei morti, degli esseri degli inferi, che scendevano tra i vivi figurando il rimescolamento cosmico di vita e morte, preludio al rinnovamento del cosmo simboleggiato dalla primavera….. [cont]
Per il nostro Carnevale una ricetta salata! Ebbene si, per la dolce vi rimando alla prossima settimana. Perché non tutti sanno che il maiale è l’animale del Carnevale per eccellenza :-)

la fagiolata del Castellazzo by Barbara Voarino

La fagiolata del Castellazzo

Fagioli grassi di Carnevale, accompagnati da cotiche, piedini di maiale e anche salamini/cotechini. Per tradizione si devono cuocere nella tipica pentola di terracotta, la tofeja (dalla quale il piatto prende il nome)
La ricetta è tratta dal libro “Una tavolozza di sapori regionali” di Giovanna Ruo Berchera

Dosi 8-10 persone
servirà una tofeja* da 8 litri

kg 1,2 delle seguenti parti del maiale: un codino, un musetto, un orecchio, qualche pezzo di costine, un piedino un cotechino
700 grammi di cotenna di maiale [in un solo pezzo]
550 grammi di fagioli borlotti di Saluggia secchi
cipolla media 1
lardo 50 gr
3 spicchi di aglio
2 foglie di alloro
4 foglie di salvia
un rametto di rosmarino
chiodi di garofano
cannella
sale
pepe

Fagioli.. a bagno!!

Mettere a bagno i fagioli in acqua fredda per una notte. Bruciacchiate le parti del maiale, raschiatele bene in modo da asportare
eventuali peli e grasso e quindi lavatele, tritate il rosmarino con due otre pizzichi di sale e pepe, 2 spicchi di aglio e 2 foglie di salvia e con questo trito cospargete la cotenna di maiale (chi la desidera speziata puòaggiungere noce moscata, garofano, cannella, macis, coriandolo e pimento) dopodiché arrotolate ben stretta la cotenna e legatela con
spago resistente.
Tritate il lardo e la cipolla e fateli rosolare in un pentolino poi versateli nella tofeja (se si facessero rosolare nella tofeja, l’eccesso di calore potrebbe provocare delle crepe nel coccio) aggiungete tutti gli altri ingredienti e circa 4 litri di acqua fredda; in ogni caso il livello dell’acqua deve rimanere circa quattro dita al di sotto del bordo del recipiente.
Mettete coperchio e legatelo ai manici quindi infornate in forno** preriscaldato a 160-170°C per non meno di 5 ore.

* se nn avete a disposizione una tofeja originale, andrà benissimo anche una pentola di terracotta, dovrà essere molto capiente. Per cuocere sul fuoco ricordatevi sempre di utilizzare una retina frangi fiamma, la terracotta non va mai posta a contatto diretto della fiamma

** credo che la versione sul fuoco sia altrettanto buona e più facile da gestire (anche in termini di costi di elettricità) :)
A cottura ultimata tutte le parti del maiale dovranno essere tenerissime ed il brodo di cottura ben legato. Servite molto calda.

Per l’abbinamento al piatto ho interpellato l’amico Fabrizio Gallino, in arte Enofaber
Fabrizio ci consiglia: Valle d’Aosta doc Fumin 2006 – Crotta di Vegneron. Un bel colore rosso rubino con riflessi granato, al naso è giocato molto sulle note fruttate e speziate che lo rendono particolarmente incisivo, seppur elegante. E in bocca, pur dimostrandosi morbido e piacevole con tannini molto fini, mostra un’acidità e una sapidità decise che ripuliscono bene la bocca dalla “grassezza” del piatto abbinato.

Per leggere il libretto e scaricare il PDF (completo di illustrazioni!) basterà cliccare qui ! Buona lettura :) —> CARNIVAL!!

Ci abbiamo messo tanta passione e parecchia ricerca. Ci auguriamo che queste dieci pagine appassionino voi quanto hanno emozionato noi nel prepararle.