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Melbourne

Doveva essere un post su Fb, il mio sfogo domenicale sulla gastronomia, ristorazione, mancanza di comunicazione tra il nostro mondo, inteso come Italia, verso l’altra parte del mondo, inteso come mondo australe.
Alla fine ho deciso di copiare e incollare qui il post di FB e lasciarlo a memoria di questa uggiosa e pensierosa Domenica di metà Novembre.

Mezzo mondo della gastronomia, the best influencers of the world, circa 80 tra chef stellati (per l’Italia Il nostro Davide Scabin), chef Tv meno stellati (tra cui chef Rubio, OT ma perché? ), giornalisti enogastronomici, si sono riuniti per la cena dell’anno a ‪#‎Hobart‬, in ‪#‎Tasmania‬ il 14 Novembre.
Perché mai, vi chiederete? Perché finalmente dall’altra parte del mondo ‘Down Under’ hanno deciso che forse è giunto il momento di far conoscere all’altra parte del mondo, la cucina, la cultura, il mood Aussie. Non so come sia andata l’esperienza, ne leggerete presto (mi auguro) sui giornali.
Quello che vorrei esprimere è il mio personale punto di vista. Ovviamente non sono nessuno in questo campo, rispetto a grandi nomi del giornalismo, ma la sensazione che ho da tempo è:
1) quelli che stanno laggiù non ci piacciono perché sono troppo lontani, per noi è difficile capire la loro cultura
2) non ci piacciono perché sono diventati bravi (molto) e se fossero più vicini ci ‘farebbero un mazzo così’ (scusate il francesismo) oppure semplicemente
3) non ci piacciono perché sono dei ‘selvaggi’ che vivono in un continente immenso, che conta più canguri che anime e non hanno la benché minima speranza di avvicinarsi alla cultura gastronomica di qualsiasi altro paese (leggi Italia).
Parliamo tanto di apertura, di far conoscere la nostra cultura nel mondo. Ma poi a volte penso che per alcuni sia quasi meglio tenere tutto qui, tra le nostre quattro mura, a suonarsela e cantarsela sempre i soliti.

La mia breve esperienza in terra australe mi ha dato molto, in termini di rapporti umani e divagazioni gastronomiche. Mi ha insegnato che stare così lontano da casa è affettivamente devastante, perché ti rendi conto di quanto grande sia l’Australia e di quanto distante sia dal nostro mondo, inteso come casa= Europa. Ma anche di quanto vicina sia, grazie a persone che in questi anni si sono ‘dedicate al 100%’ per far conoscere il nostro piccolo mondo agli abitanti di questo immenso territorio, persone che hanno fatto cultura italiana a 360° che hanno intrapreso con successo una carriera nel mondo della ristorazione, con serietà, promuovendo l’Italia e le sue bellezze. Persone che dovrebbero parlare ai congressi di cucina per insegnare a come si fa a costruire, a parlare, a dialogare con chi vive dall’altra parte del mondo. E aprire finalmente questo canale tra Italia, Europa, Mondo verso Australia. È vero che sono lontani, molto lontani. Ma è anche vero che per fare squadra bisogna essere in due e poi multipli di altri due e via così. Ma è anche vero che bisogna fortissimamente volerlo. E forse noi ancora non lo vogliamo. Restiamo pure chiusi nei nostri congressi di cucina e riunioni tra i soliti 4 gatti che parlano di cibo e web. Intanto quelli lì vanno avanti e li vedremo passare dalla corsia di sorpasso tra non molto. Perché Perché sanno fare comunicazione. E noi siamo ancora distanti anni luce.

Ora per farvela breve ( ah ah è una battuta) laggiù vive da tanto, tantissimo tempo (anche se è nato dalle parti di Brescia) un amico chef a cui voglio molto bene e che per le poche volte che ho incontrato in questi anni, ha saputo trasmettermi un incredibile amore per la mia terra, l’Italia, e che ha fatto la stessa cosa a Sydney (ma non solo).
Ha fatto e continua a fare cultura del territorio, della cucina, dei prodotti italiani, selezionando eccellenze. Il mio amico è Stefano Manfredi che mi auguro, prima o poi qualcuno inviti a parlare di cucina, ma soprattutto a parlare di ‘quanto amore ci vuole per il proprio paese da lasciarlo per sempre per vivere dall’altra parte del mondo’ e amarlo se possibile ancora di più.
Se vi resta del tempo, dopo questo mio sfogo, vi lascio il link ad una lettura molto interessante, di Stefano, pubblicata sul Financial Review “How Italian cuisine conquered the world

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