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“L’Etna è un’isola nell’isola” con questa bella affermazione il Cavaliere del Lavoro Giuseppe Benanti, dell’omonima Azienda Vinicola Benanti, ha aperto i lavori del seminario sui vini ed il territorio dell’Etna, di fronte al pubblico internazionale ed ai giornalisti intervenuti al World Wine Symposium, tenutosi a Cernobbio, a Villa D’Este, sul Lago di Como, lo scorso Novembre.

Il terroir dell’Etna è estremamente versatile in relazione all’esposizione e conferisce tratti e caratteristiche differenti ai vini. Per questo, quando sono stato invitato da Mr. François Mauss a partecipare al World Wine Symposium, ho ritenuto importante rappresentare il territorio dell’Etna attraverso la possibilità di assaggiare e confrontare vini di più produttori, ognuno con le proprie caratteristiche”.
E infatti dopo aver mostrato un filmato in bianco e nero con immagini della vendemmia di una volta, il pubblico ha potuto interagire con Giuseppe Benanti e fare numerose domande sulla viticoltura e sui vini presentati.
La storia della viticoltura sull’Etna comincia nel 1890, quando vennero piantate le prime viti che, grazie alle caratteristiche del suolo non furono intaccate dall’epidemia della Fillossera abbattutasi su tutta l’Europa.
I vitigni autoctoni tipici di questa zona sono: Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, Carricante, Minnella, Catarratto (solo quest’ultimo diffuso anche nel resto dell’isola) che riescono ad esprimere tutte le loro potenzialità sul terreno dell’Etna.
Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, vitigni a bacca rossa, danno vita a vini di grande personalità e di insolita freschezza per vini del Sud, dotati di ottime capacità di invecchiamento, laddove Carricante, Minnella e Catarratto, vitigni a bacca bianca, esprimono tutta la loro eleganza e mineralità. Qui nascono infatti anche spumanti eccezionali, freschi e particolarmente fini ed eleganti.
Il vino è l’espressione del suo territorio e la regione etnea vanta un clima davvero molto particolare, caratterizzato dalla scarsità di piogge durante l’estate e frequenti precipitazioni nel periodo autunnale e invernale; terreni giovani, generati dalla disgregazione di differenti tipi di lava, ricchi di ferro, fosforo, rame e magnesio e con buona capacità di trattenere l’umidità, tanto che la viticoltura etnea è in massima parte non irrigua. L’altitudine varia da 400 a 1000 m sul livello del mare nelle tre macro aree, Nord, Sud, Est; questa altitudine, insieme alla presenza immanente del grande massiccio montuoso del vulcano, alto oltre 3000 metri, che genera fresche brezze notturne, determina una fortissima escursione termica tra giorno e notte, che si traduce nella sintesi di ingenti quantità di precursori aromatici nelle uve ed in un ottimale sintesi del colore.
La vendemmia sull’Etna comincia circa un mese più tardi rispetto al resto della Sicilia, di solito verso la fine di settembre, e si caratterizza principalmente per i metodi tradizionali di coltura, come la coltivazione ad “alberello” e la raccolta manuale, alla ricerca continua di qualità.
La forma di allevamento più diffusa nell’area della “Doc Etnaè quella ad alberello.
A partire dai primi anni Ottanta la qualità dei vini etnei ha conosciuto un progressivo e costante miglioramento, grazie anche all’intervento e alla presenza di produttori come Giuseppe Benanti, pioniere sulla “Muntagna”, come viene chiamato il Vulcano dagli abitanti di queste zone, e fonte d’ispirazione per altri produttori che nel tempo si sono appassionati all’Etna. Ecco quindi nascere altre cantine ed aziende vinicole, tra cui anche Edomè, Valcerasa, Tenuta Fessina.
L’Etna Bianco  ha colore giallo paglierino, talvolta con leggeri riflessi dorati; al naso ha i profumi delicati del Carricante, che con l’invecchiamento si caricano di sfumature minerali; l’ingresso in in bocca è secco e vibrante, una grande freschezza cede lentamente il passo a sensazioni più complesse e di lunga persistenza.
L’Etna Rosso ha colore rosso rubino più o meno carico, che con l’invecchiamento presenta riflessi granata; al naso evidenzia aromi di frutti rossi (ciliegia), spezie e sottobosco; in bocca si presenta di solito come un vino di medio corpo e di grandissima eleganza.

Con l’obiettivo di mostrare le principali caratteristiche della produzione vinicola dell’Etna, si è infatti scelto di proporre una degustazione dei vini di alcune tra le più rappresentative cantine ed aziende vinicole, scelte in modo trasversale, in modo da rappresentare sia realtà di lunga tradizione, come l’Azienda vinicola Benanti, sia aziende vinicole, con dimensioni e struttura differenti, che si sono dedicate all’Etna solo in tempi più recenti.

La capacità di questi vini di invecchiare, di accrescere il loro valore con il tempo, è dovuta all’elevato livello raggiunto grazie all’impegno delle aziende vinicole dell’Etna per la qualità, dalla vigna alla cantina.

L’enologo ha un ruolo importantissimo, pensa da sempre il Cavalier Benanti – come l’ostetrico deve aiutare le uve a dare il meglio di sé per realizzare un vino che è figlio di questo splendido territorio, del Vulcano e dell’impatto sul terreno della sua cenere delicatissima e volatile come una cipria. I vini di qualità invecchiano con serenità, crescono, evolvono, si affinano. E quando in cantina riceviamo visite di giornalisti o appassionati italiani e stranieri è bello osservare il loro stupore di fronte alla possibilità di fare una verticale con vini di parecchi anni fa.

E ogni produttore si fa interprete di un territorio che fa della diversità un punto di forza. I vini in degustazione hanno infatti messo in evidenza tratti comuni e caratteristiche differenti.

Benanti ha presentato il suo Etna Bianco Superiore Pietramarina 2001, Carricante in purezza della zona di Milo (CT), e gli Etna Rosso Serra della Contessa 2002, da vigneti di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio situati a Monte Serra, il cono vulcanico alla quota più bassa nel versante est dell’Etna, nel Comune di Viagrande, e Rovittello 2001, ottenuto da vigneti ottuagenari della zona Nord dell’Etna.

“Quando Giuseppe Benanti ci ha proposto di partecipare con il nostro Aitna 2008 alla degustazione dell’Etna, abbiamo subito accettato con grande entusiasmo”.
A parlare è l’Avv. Gianclaudio Tribulato, proprietario insieme a Ninì Cianci delle Cantine Edomè. Due amici inseparabili, che proprio sull’Etna, hanno dato vita insieme ad un progetto enologico, che è prima di tutto espressione di un rapporto tra persone.
“Il nostro vigneto è situato all’interno di un antichissimo cratere spento, le viti autoctone di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, vengono allevate ad alberello. La parte antica del vigneto è costituita da ceppi che hanno un’età media di 80 anni.
Siamo una piccola cantina, l’Etna è Sicilia ma è un territorio unico, per noi significa prima di tutto passione e ricerca di qualità.
Il World Wine Symposium è momento di confronto internazionale e noi siamo molto lieti di aver potuto partecipare a rappresentare con l’ Aitna l’espressione della nostra terra.”

La Sicilia protagonista di un appuntamento internazionale di rilievo, ha avuto la possibilità di raccontare uno dei territori più importanti. L’Etna ci aspetta e prossimamente vi racconterò di alcuni dei suoi vini. Un territorio magnifico che mi è entrato nel cuore.